{"id":316,"date":"2020-10-13T15:15:24","date_gmt":"2020-10-13T13:15:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.progettostep.it\/?p=316"},"modified":"2021-02-17T11:12:02","modified_gmt":"2021-02-17T10:12:02","slug":"step-come-evitare-gli-stereotipi-per-cambiare-il-racconto-della-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.progettostep.it\/step\/step-come-evitare-gli-stereotipi-per-cambiare-il-racconto-della-violenza\/","title":{"rendered":"Evitare gli stereotipi per cambiare il racconto della violenza"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo tratto da &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; &#8211; 13\/10\/2020<\/em><\/p>\n<p>Clicca <a href=\"https:\/\/alleyoop.ilsole24ore.com\/2020\/10\/13\/step-caccia-aperta-agli-stereotipi-per-cambiare-il-racconto-della-violenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Qui<\/a> per leggere l&#8217;articolo integrale.<\/p>\n<p>Squarciare il velo degli stereotipi e dei pregiudizi che distorcono la narrazione della violenza di genere nei tribunali, tra le forze dell\u2019ordine e sui giornali. Il <strong>progetto Step<\/strong>, condotto dall\u2019Universit\u00e0 della Tuscia come capofila, in partnership con l\u2019associazione Differenza donna, e sostenuto dal Dipartimento Pari opportunit\u00e0 della presidenza del Consiglio \u2013 \u00e8 nato con questo obiettivo. E si \u00e8 tradotto in due risultati concreti: da un lato un\u2019ampia ricerca che ha analizzato 16.715 articoli pubblicati nel triennio 2017-2019, per un totale di 15 quotidiani analizzati, e 250 sentenze; dall\u2019altro un programma di formazione partito il 12 ottobre e organizzato in quattro tronconi. Quattro come i target coinvolti: giornaliste e giornalisti, avvocate e avvocati, magistrati e forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<p><strong>Aggredire il tema del racconto della violenza contro le donne agendo finalmente a tutto campo \u00e8 il grande pregio del progetto<\/strong>, a cui partecipano anche due giornaliste del team di Alley Oop: chi scrive, in qualit\u00e0 di componente del comitato scientifico e di tutor d\u2019aula, e Flavia Landolfi, come docente.\u00a0<em>\u201cCi siamo poste il problema di capire l\u2019entit\u00e0, le origini e le dinamiche culturali che portano a una vittimizzazione secondaria della donna, sia in ambito giudiziario e delle forze\u00a0dell\u2019ordine sia sulla stampa\u201d<\/em>, spiega <strong>Flaminia Sacc\u00e0<\/strong>, ordinaria di sociologia dei fenomeni politici all\u2019Universit\u00e0 della Tuscia e presidente del corso di laurea in scienze politiche. <em>\u201cLo sguardo offerto al dibattito pubblico sulle donne vittime di violenza ci \u00e8 apparso uno sguardo distorto. Non pienamente a fuoco sulle responsabilit\u00e0 dei colpevoli e sulla condizione delle vittime.\u00a0Ci interessava comprendere quanto gli stereotipi e i pregiudizi culturali entrassero nei luoghi deputati a difendere le vittime e quanto influenzassero gli articoli, i dibattimenti e le sentenze\u201d.<\/em><\/p>\n<p>I risultati, anticipati il 7 ottobre nella sede dell\u2019Associazione Stampa estera alla presenza della ministra delle Pari opportunit\u00e0 <strong>Elena Bonetti<\/strong> e della presidente della commissione d\u2019inchiesta sul femminicidio, <strong>Valeria Valente<\/strong>, hanno confermato l\u2019ipotesi di lavoro.<strong> Tanto negli articoli quanto negli atti giudiziari, la narrazione \u00e8 alterata da distorsioni evidenti.<\/strong> <em>\u201cNoi abbiamo potuto analizzare quattro repertori di sentenze\u201d<\/em>, sottolinea Sacc\u00e0. <em>\u201cSi tratta di repertori parziali e urge la costruzione di un database esaustivo, ma sono significativi. Dimostrano come i pregiudizi e gli stereotipi entrino, nel bene e nel male, nei processi. L\u2019immagine della donna, della vittima, non si esaurisce nei fatti ma \u00e8 connotata culturalmente: di volta in volta \u00e8 affidabile, esasperante, angelicata, ingenua, disinvolta, in buona o cattiva fede. E il suo comportamento viene sottoposto a giudizio, a volte tanto quanto quello dell\u2019uomo, che \u00e8 l\u2019imputato. Ci si spinge a definirlo improprio, lo si ritiene \u2018logicamente\u2019 atto a indurre all\u2019esasperazione l\u2019uomo che l\u2019ha ammazzata, o stuprata o massacrata di botte. Quindi anche da morta, da vittima, \u00e8 spesso il suo comportamento a venire sottoposto a lente d\u2019ingrandimento. Al giudizio\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>L\u2019analisi linguistica delle sentenze, effettuata da <strong>Fabrizia Giuliani<\/strong>, docente di filosofia del linguaggio all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma, \u00e8 eloquente. Perch\u00e9 dimostra due dinamiche speculari, frutto entrambe di un bias sessista: il pregiudizio non detto che impone alle donne di doversi difendere dall\u2019accusa implicita di non essere attendibili perch\u00e9 incapaci di governare le proprie emozioni; l\u2019allusione ricorrente alla dimensione passionale come movente dell\u2019autore del crimine, una dimensione alla quale non viene attribuita valenza negativa. <em>\u201cIl delitto d\u2019onore nel nostro Paese \u00e8 stato cancellato soltanto nel 1981: ci\u00f2 che la legge cancella sopravvive ancora nella cultura\u201d<\/em>, ricorda Giuliani. <em>\u201cNelle parole delle sentenze la violenza appare ancora descritta come una reazione. Sono frequenti gli eufemismi, le mitigazioni, la riduzione della violenza a conflittualit\u00e0. Una normalizzazione in piena regola\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Negli articoli \u00e8 rintracciabile lo stesso fenomeno: l\u2019uomo quasi scompare come responsabile di un reato e diventa invece il metro in base al quale giudicare il comportamento (o la \u201ccolpa\u201d della donna)<\/strong>. <em>\u201cAnche quando \u00e8 un assassino, il protagonismo, la centralit\u00e0 della narrazione, ricade sempre su di lui\u201d<\/em>, rileva Sacc\u00e0. <em>\u201cSignificativamente anche nella denominazione: la donna \u00e8 chiamata per nome, l\u2019uomo per nome, cognome e non di rado titolo\u201d<\/em>. Nei titoli compaiono frequentemente i riferimenti all\u2019essere lasciato o tradito o rifiutato, alla gelosia, alla lite familiare e all\u2019amore. <em>\u201cSi continua a cercare giustificazioni attenuanti e a spersonalizzare la violenza, facendo riferimento a fatalit\u00e0, dramma, tragico epilogo\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019effetto finale \u00e8 straniante: stereotipi che si nutrono e si rafforzano in ogni passaggio, e che tornano in circolo amplificati dai mezzi d\u2019informazione.<\/strong> Con le donne che <em>\u201cvengono chiamate in correit\u00e0 persino quando vengono uccise\u201d<\/em>, osserva Sacc\u00e0, senza nascondere l\u2019amarezza. <em>\u201cI primi risultati della ricerca attengono alla chiara, evidente, mancanza di cittadinanza delle donne vittime di violenza nel dibattito pubblico ma soprattutto nella coscienza e nella iniziativa istituzionale. Dispiace dirlo ma c\u2019\u00e8 ancora molto, moltissimo da fare. Ci sono ovviamente sforzi immani condotti con grande forza, lungimiranza e determinazione dai centri antiviolenza, dai movimenti femministi, da giornaliste che hanno contribuito alla sensibilizzazione sul tema, ma serve una forte iniziativa istituzionale\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Un cambio di rotta \u00e8 urgente a partire dai dati, <\/strong>che ancora non ci sono o sono incompleti.\u00a0\u00c8 un lascito importante dello studio, questa invocazione accorata a conoscere per contrastare. <em>\u201cI dati relativi alla violenza di genere sono difficili da reperire, parziali, e le analisi non aggiornate\u201d<\/em>, denuncia Sacc\u00e0. L\u2019ultimo rapporto Istat, nel 2014, contava quasi un terzo (31,5%) delle donne italiane di et\u00e0 compresa tra i 16 e i 70 anni che aveva subito una qualche forma di violenza.<\/p>\n<p><em>\u201cUn numero elevatissimo. Un\u2019emergenza sociale che non sembra essere stata compresa a pieno\u00a0e affrontata in quanto tale. Si \u00e8 calcolato che di questo 31,5% solo circa il 10% denuncia. Una goccia nel mare. E quando denuncia poi che succede? Quante volte si d\u00e0 seguito alla denuncia e quante invece il processo si arena per un \u2018non luogo a procedere\u2019 lasciando ancora pi\u00f9 sola e pi\u00f9 esposta la donna? L\u2019Italia \u00e8 stata sanzionata da Strasburgo perch\u00e9 i non luogo a procedere sono troppi. Il Consiglio\u00a0d\u2019Europa ha appena espresso preoccupazione per il perdurare di questa situazione, come \u00e8 giusto.\u00a0Ancora non esiste un database ampio, certo, affidabile, disponibile, aggiornato, delle denunce, dei non luogo a procedere, delle sentenze di primo e di secondo grado\u201d<\/em>. Un buco nero che non aiuta nessuno, come non si stanca di ripetere <strong>Elisa Ercoli<\/strong>, presidente di Differenza donna, la Ong che con un gruppo di avvocate da anni affianca moltissime vittime di violenza anche nei tribunali. Step aiuta a illuminare le tante zone d\u2019ombra, richiamando tutti, ciascuno nel proprio ambito di competenza, alla responsabilit\u00e0 e all\u2019attenzione alla lingua. Perch\u00e9 le parole sono importanti.<\/p>\n<p>Il programma di formazione per i giornalisti si svolge via zoom il 12, 13 e 14 ottobre, per le forze dell\u2019ordine il 20, 21 e 22 ottobre, per magistrate e magistrati il 27, 28 e 29 ottobre, per avvocate e avvocati il 3, 4 e 5 novembre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo tratto da &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; del 13 Ottobre 2020, nel quale si parla del Progetto STEP e dei suoi obiettivi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-316","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Evitare gli stereotipi per cambiare il racconto della violenza - 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